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Principato di Lucedio | Riso Basmati 500 g

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Il riso Basmati è un riso di origine indo-pakistana con chicco lungo e affusolato.
I chicchi di questo riso sono caratterizzati da un profumo di legno di sandalo e di spezie, oltre che dalla forma sottile e allungata.
Un’altra particolarità del riso Basmati è che i chicchi di riso con la cottura rimangono separati.

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Descrizione

La prima testimonianza scritta della coltivazione del riso Basmati in India pare sia riportata nel testo Heer Ranjha, che risale al 1766, ma probabilmente il basmati si coltivava già da molto tempo. Successivamente, i commercianti indiani lo esportarono in Medio Oriente ed è diventato un elemento fondamentale della cucina indo-pakistana, molto diffuso anche in quella persiana e araba.

RISO BASMATI PRINCIPATO DI LUCEDIO IN CUCINA

Il Riso Basmati Principato di Lucedio è adatto alla preparazione di contorni, bollito o accompagnato con salse.
Nei paesi orientali il basmati è utlizzato realizzare il pilaf, con poca acqua o brodo e l’aggiunta di cipolla, cannella, chiodi di garofano e burro.
Due famose ricette per le quali è adatto il riso basmati sono il riso al curry e il riso alla cantonese.

Il Principato di Lucedio propne anche una ricetta con prosciutto e piselli. Vediamola!

Riso Basmati con prosciutto e piselli

Ingredienti per 4 persone: 250 g di Riso Basmati, 3 fette di prosciutto cotto (spesse 1,5 cm), 200 g di pisellini, 3 uova, 1 cucchiaio da minestra di olio extra vergine di oliva, sale, pepe.

Preparazione:

  • Metti il riso in una pentola con abbondante acqua fredda salata (deve superare il riso di 1,5 cm).
  • Porta a ebollizione, copri con un coperchio e cuoci il riso basmati per 12-13 minuti.
  • Mentre il riso cuoce, fai 3 frittatine sottili e tagliale a pezzetti. Taglia il prosciutto a dadini piccoli.
  • Stufa i piselli per 10 minuti circa. Aggiungi un poco di sale, un pizzico di pepe e aggiungi il prosciutto, le frittatine e il riso.
  • Fai insaporire il tutto per 5 minuti.

Ecco pronta una ricetta buonissima!

LUCEDIO E IL RISO

Il riso Principato di Lucedio ha una storia secolare.
All’inizio del XII secolo la pianura vercellese a nord del Po era in gran parte coperta da boschi, boscaglia, brughiera, terreni paludosi.
I Cistercensi erano dotati di conoscenze e tecniche agricole molto avanzate per l’epoca. Essi bonificarono e disboscarono per ottenere terreni adatti al pascolo e alla coltivazione.

Il riso inizialmente era probabilmente destinato a essere pianta officinale piantata nel chiostro del monastero di Lucedio; poi i monaci si resero conto che funzionava bene anche in campo aperto e forse già nel Trecento si arrivò a coltivare a riso centinaia di ettari.

Oggi «Principato di Lucedio» è un’azienda che occupa oltre 500 ettari.
Il complesso architettonico dell’Abbazia fa parte del Bosco delle Sorti della Partecipanza, Parco Regionale del Piemonte che protegge uno dei pochi boschi di foresta planiziale rimasti.
Il processo di produzione del riso Principato di Lucedio, a basso impatto ambientale, e il confezionamento, senza conservanti in atmosfera modificata, garantiscono ai prodotti qualità nutrizionali elevate.

PRINCIPATO DI LUCEDIO: LUCEDIO ATTRAVERSO I SECOLI

Il Principato di Lucedio è situato a Trino, in provincia di Vercelli, nel cuore del Piemonte.
La storia del principato di Lucedio comincia secoli fa. Esso fu inizialmente un’abbazia, l’abbazia di Lucedio, per poi essere secolarizzato e, attraverso varie vicissitudini, divenire principato, il principato di Lucedio appunto.

Il monastero ricevette importanti donazioni nell’area del vercellese e anche in territori più lontani e, col passare del tempo, divenne un fiorente centro di potere economico e politico.

Nel 1784 Pio VI secolarizzò l’abbazia e nel 1800, con la dominazione francese, l’ex abbazia e quasi tutti i suoi beni furono confiscati.

Fu poi di proprietà del cognato di Napoleone, il principe Camillo Borghese, e successivamante, nel 1818, fu venduto a una società composta dai marchesi Michele Benso di Cavour e Carlo Giovanni Gozzani di San Giorgio e da Luigi Festa.

Il marchese Gozzani di San Giorgio lasciò poi la grangia di Lucedio e Montarolo in eredità al nipote Felice Carlo che, nel 1861, cedette la proprietà al genovese Raffaele de Ferrari, duca di Galliera. Vittorio Emanuele II insignì quest’ultimo del titolo di principe per i servizi resi alla patria. Il figlio del duca De Ferrari rinunciò al titolo e donò la proprietà al cugino, il marchese Andrea Carrega Bertolini, cui il re concesse di portare il titolo di principe di Lucedio.

Nel 1937 il conte Cavalli di Olivola acquistò la proprietà. La figlia, la contessa Rosetta Clara Cavalli d’Olivola Salvadori di Wiesenhoff, è l’attuale proprietaria.