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Principato di Lucedio | Riso Carnaroli Classico 1 kg

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Il riso Carnaroli Principato di Lucedio è di varietà Carnaroli, una varietà molto pregiata di riso italiano, utilizzata senza distinzioni regionali.
Tipo japonica, gruppo “lungo A”, il riso della varietà Carnaroli ha chicco di grandi dimensioni e, dopo la cottura, bassissima collosità e notevole consistenza. Tali qualità lo rendono ingrediente ideale per risotti e insalate

Descrizione

Il riso Carnaroli Principato di Lucedio è Carnaroli Classico, una varietà molto pregiata di riso italiano utilizzata senza distinzioni regionali.
Tipo japonica, gruppo “lungo A”, il riso della varietà Carnaroli ha chicco di grandi dimensioni e, dopo la cottura, bassissima collosità e notevole consistenza.

RISO CARNAROLI PRINCIPATO DI LUCEDIO IN CUCINA

Le qualità del riso Carnaroli principato di Lucedio – chicchi grandi, bassa collosità è ottima consistenza – lo rendono ingrediente ideale per risotti e insalate.
Ecco una ricetta proposta dal Principato di Lucedio con il riso Carnaroli Principato di Lucedio

Risotto al radicchio rosso

Ingredienti per 4 persone: 250 g di Riso Carnaroli Principato di Lucedio, 200 g di radicchio rosso, 50 g di midollo di bue, 50 g di porri, 30 g di burro, 40 g di formaggio grattugiato (Grana Padano o Parmigiano Reggiano), 1 litro di brodo, 50 g di olio extra vergine di oliva, 25 cl di birra.

Preparazione: fai un fondo per il risotto con metà dei porri in 20 g di olio; tosta il riso Carnaroli Principato di Lucedio, bagna con la birra, aggiungi il brodo e a metà cottura aggiungi il radicchio, che avrai stufato nel rimanente olio con porro e midollo di bue. A cottura ultimata, manteca con burro e formaggio grattugiato.

LUCEDIO E IL RISO

Il riso Principato di Lucedio ha una storia secolare.
All’inizio del XII secolo la pianura vercellese a nord del Po era in gran parte coperta da boschi, boscaglia, brughiera, terreni paludosi.
I Cistercensi erano dotati di conoscenze e tecniche agricole molto avanzate per l’epoca. Essi bonificarono e disboscarono per ottenere terreni adatti al pascolo e alla coltivazione.

Il riso inizialmente era probabilmente destinato a essere pianta officinale piantata nel chiostro del monastero di Lucedio; poi i monaci si resero conto che funzionava bene anche in campo aperto e forse già nel Trecento si arrivò a coltivare a riso centinaia di ettari.

Oggi «Principato di Lucedio» è un’azienda che occupa oltre 500 ettari.
Il complesso architettonico dell’Abbazia fa parte del Bosco delle Sorti della Partecipanza, Parco Regionale del Piemonte che protegge uno dei pochi boschi di foresta planiziale rimasti.
Il processo di produzione del riso Principato di Lucedio, a basso impatto ambientale, e il confezionamento, senza conservanti in atmosfera modificata, garantiscono ai prodotti qualità nutrizionali elevate.

PRINCIPATO DI LUCEDIO: LUCEDIO ATTRAVERSO I SECOLI

Il Principato di Lucedio è situato a Trino, in provincia di Vercelli, nel cuore del Piemonte.
La storia del principato di Lucedio comincia secoli fa. Esso fu inizialmente un’abbazia, l’abbazia di Lucedio, per poi essere secolarizzato e, attraverso varie vicissitudini, divenire principato, il principato di Lucedio appunto.

Il monastero ricevette importanti donazioni nell’area del vercellese e anche in territori più lontani e, col passare del tempo, divenne un fiorente centro di potere economico e politico.

Nel 1784 Pio VI secolarizzò l’abbazia e nel 1800, con la dominazione francese, l’ex abbazia e quasi tutti i suoi beni furono confiscati.

Fu poi di proprietà del cognato di Napoleone, il principe Camillo Borghese, e successivamante, nel 1818, fu venduto a una società composta dai marchesi Michele Benso di Cavour e Carlo Giovanni Gozzani di San Giorgio e da Luigi Festa.

Il marchese Gozzani di San Giorgio lasciò poi la grangia di Lucedio e Montarolo in eredità al nipote Felice Carlo che, nel 1861, cedette la proprietà al genovese Raffaele de Ferrari, duca di Galliera. Vittorio Emanuele II insignì quest’ultimo del titolo di principe per i servizi resi alla patria. Il figlio del duca De Ferrari rinunciò al titolo e donò la proprietà al cugino, il marchese Andrea Carrega Bertolini, cui il re concesse di portare il titolo di principe di Lucedio.

Nel 1937 il conte Cavalli di Olivola acquistò la proprietà. La figlia, la contessa Rosetta Clara Cavalli d’Olivola Salvadori di Wiesenhoff, è l’attuale proprietaria.

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