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Principato di Lucedio | Riso Integrale Rosso Ermes 500 g

 4,40

Il riso rosso Ermes integrale è un riso aromatico dal chicco lungo e con forma allungata.
È possibile cuocere il riso integrale Ermes in acqua bollente, in pentola a pressione, pilaf.
È ottimo saltato in padella, ad esempio con spezie e verdure. Provalo anche in insieme a verdure fresche o cotte, in zuppe di cereali o in insalate di riso

Descrizione

Il riso rosso Ermes Principato di Lucedio è una varietà di riso del genere Oryza, specie Sativa, costituito dalla cooperativa agricola Sardo Piemontese Sementi (SA. PI. SE.) e iscritto nel 2013 all’interno del registro varietale istituito dall’Ente Nazionale Risi.
È un riso aromatico, dal chicco lungo e con forma allungata.
Oltre che gustoso, il riso rosso integrale Ermes è sano. Infatti, numerosi studi scientifici hanno messo in luce che il consumo di cereali integrali contribuisce alla prevenzione delle malattie cronico-degenerative. Prima della cottura, è opportuno mettere il riso integrale a bagno per circa mezz’ora, in modo da ottimizzarne le caratteristiche nutrizionali

RISO INTEGRALE ROSSO ERMES IN CUCINA

Il riso rosso integrale Ermes Principato di Lucedio è un riso con un intenso aroma di frumento e leggere note speziate e di the verde. È ottimo con verdure o formaggi freschi, in insalata, come contorno e per dare consistenza a ripieni.

Riso integrale rosso Ermes con Gamberetti e zucchine

Con il riso Rosso Ermes Principato di Lucedio puoi preparare ad esempio un’ottima ricetta insieme a gamberetti e zucchine. Per farlo, segui questi passi:

  • Metti a bagno in acqua fredda il riso rosso Ermes per 30 minuti
  • Metti il riso in una pentola, e aggiungi acqua fredda. Puoi fare cuocere il riso con o senza assorbimento dell’acqua, o anche in pentola a pressione
  • Mentre il riso cuoce, taglia le zucchine
  • Sempre mentre il riso integrale rosso Ermes cuoce, pulisci i gamberetti. Per pulire i gamberetti, togli la testa, sgusciali, incidi le code ed estrai il filamento scuro. Sciacqua i gamberetti sotto acqua fredda corrente e asciugali
  • Fai cuocere le zucchine in padella con un filo di olio extravergine di oliva
  • Metti a cuocere i gamberetti in acqua bollente per due minuti. Una volta cotti, mettili in una ciotola affinché si raffreddino e condiscili con un giro di olio evo.
  • Una volta che il riso è cotto, trasferiscilo in un recipiente e lascia che si raffreddi. Eventualmente, fallo raffreddare mettendolo sotto acqua corrente fredda

LUCEDIO E IL RISO

Il riso Principato di Lucedio ha una storia secolare.
All’inizio del XII secolo la pianura vercellese a nord del Po era in gran parte coperta da boschi, boscaglia, brughiera, terreni paludosi.
I Cistercensi erano dotati di conoscenze e tecniche agricole molto avanzate per l’epoca. Essi bonificarono e disboscarono per ottenere terreni adatti al pascolo e alla coltivazione.

Il riso inizialmente era probabilmente destinato a essere pianta officinale piantata nel chiostro del monastero di Lucedio; poi i monaci si resero conto che funzionava bene anche in campo aperto e forse già nel Trecento si arrivò a coltivare a riso centinaia di ettari.
Oggi «Principato di Lucedio» è un’azienda che occupa oltre 500 ettari.
Il complesso architettonico dell’Abbazia fa parte del Bosco delle Sorti della Partecipanza, Parco Regionale del Piemonte che protegge uno dei pochi boschi di foresta planiziale rimasti.
Il processo di produzione del riso Principato di Lucedio, a basso impatto ambientale, e il confezionamento, senza conservanti in atmosfera modificata, garantiscono ai prodotti qualità nutrizionali elevate.

PRINCIPATO DI LUCEDIO: LUCEDIO ATTRAVERSO I SECOLI

Il Principato di Lucedio è situato a Trino, in provincia di Vercelli, nel cuore del Piemonte.
La storia del principato di Lucedio comincia secoli fa. Esso fu inizialmente un’abbazia, l’abbazia di Lucedio, per poi essere secolarizzato e, attraverso varie vicissitudini, divenire principato, il principato di Lucedio appunto.
Il monastero ricevette importanti donazioni nell’area del vercellese e anche in territori più lontani e, col passare del tempo, divenne un fiorente centro di potere economico e politico.

Nel 1784 Pio VI secolarizzò l’abbazia e nel 1800, con la dominazione francese, l’ex abbazia e quasi tutti i suoi beni furono confiscati.

Fu poi di proprietà del cognato di Napoleone, il principe Camillo Borghese, e successivamante, nel 1818, fu venduto a una società composta dai marchesi Michele Benso di Cavour e Carlo Giovanni Gozzani di San Giorgio e da Luigi Festa.

Il marchese Gozzani di San Giorgio lasciò poi la grangia di Lucedio e Montarolo in eredità al nipote Felice Carlo che, nel 1861, cedette la proprietà al genovese Raffaele de Ferrari, duca di Galliera. Vittorio Emanuele II insignì quest’ultimo del titolo di principe per i servizi resi alla patria. Il figlio del duca De Ferrari rinunciò al titolo e donò la proprietà al cugino, il marchese Andrea Carrega Bertolini, cui il re concesse di portare il titolo di principe di Lucedio.

Nel 1937 il conte Cavalli di Olivola acquistò la proprietà. La figlia, la contessa Rosetta Clara Cavalli d’Olivola Salvadori di Wiesenhoff, è l’attuale proprietaria.