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Apicoltura biologica: tutti i benefici del miele naturale

Apicoltura biologica: le regole e i vantaggi

Apicoltura biologica: regole e vantaggi

Molti di voi sapranno già quanto le api siano importanti per l’equilibrio dell’intero ecosistema grazie alla funzione che svolgono ai fini dell’impollinazione. Anche i prodotti dell’apiario – vivi (api) e non trasformati (miele, polline e propoli) – possono avere la certificazione di prodotti biologici e, come in tutte le tipologie di agricoltura biologica, l’apicoltore deve dichiarare la sua attività all’Ente competente, mentre l’organismo di controllo preposto dal Ministero farà le verifiche necessarie per certificare il rispetto delle regole che determinano che l’attività è effettivamente biologica. Nel caso dell’apicoltura biologica, ci sono alcuni criteri fondamentali da rispettare:

  • la scelta delle api (la razza e l’allevamento di provenienza);
  • il periodo di conversione dell’apiario dai metodi convenzionali utilizzati precedentemente, che deve durare un anno;
  • la sostituzione della cera biologica nei favi da nido;
  • l’ubicazione degli apiari (possibilmente terreni a coltivazione biologica, a distanza minima di 3 km da zone molto urbanizzate);
  • la scelta dei trattamenti sanitari.

Il nido ideale per l'apicoltura biologica

Arnie e posizionamento

In natura le api scelgono svariate tipologie di ubicazioni per la loro casa: l’incavo di una roccia o di un albero, ad esempio, permettono loro di ripararsi dalle intemperie. Negli allevamenti di api, invece, si preparano casse di legno dette ‘arnie’, che quando sono popolate da api si denominano ‘alveari’, costituite da un nido di 8-10 favi nei quali le api si riproducono e tengono le scorte di cibo. Per la costruzione dei favi, l’apicoltore spesso pone, all’interno di un telaino in legno, un foglio di cera d’api, utile alle api per costruire le cellette esagonali su cui depositare il nettare prodotto dopo aver preso il polline dai fiori. In apicoltura biologica non si possono utilizzare arnie realizzate in materiali differenti dal legno o verniciate con pitture non naturali; inoltre la cera dei telai deve provenire da produttori sottoposti a sistema di controllo che ne garantisca, in ogni fase del processo di lavorazione della cera, l’origine e la tracciabilità. Le api hanno un filtro che trattiene i microbi evitando la contaminazione da alcuni batteri, ma tale filtro, a causa del suo posizionamento, può filtrare solo il nettare ingurgitato e non quello raccolto. Per il pascolo delle api da apicoltura biologica sarà quindi necessaria un’attenta analisi della zona di produzione e delle relative eventuali fonti di inquinamento. L’ubicazione degli apiari deve essere tale che le fonti di nettare e polline nel raggio di 3 km siano costituite principalmente da:

  • coltivazioni biologiche;
  • flora spontanea;
  • coltivazioni trattate con cure a basso impatto ambientale.

Per la protezione dei telaini, degli alveari e dei favi dai parassiti sono consentiti soltanto i rodenticidi (da utilizzare unicamente in trappole), mentre sono vietati l’uso di repellenti chimici sintetici durante le operazioni di smielatura, e, per l’estrazione, l’uso di favi che contengano covate. Anche la spuntatura delle ali delle api regine è ritenuta una mutilazione e per questo non è consentita.
Quando si conclude la stagione produttiva, si dovrebbero lasciare scorte sufficienti di miele e polline negli alveari per l’inverno e solo in caso di condizioni climatiche avverse è permessa l’alimentazione delle colonie di api. Per il rinnovo degli apiari, inoltre, fino al 10% di api regine e sciami può essere sostituito con elementi non biologici. L’autorità competente può autorizzare in via eccezionale:

  • in caso di calamità che impediscono la produzione di nettare o di melata, l’alimentazione delle api con miele, zucchero o sciroppo di zucchero biologici;
  • in caso problemi sanitari o calamità naturali che causano un’elevata mortalità delle api, la ricostituzione degli apiari con api non biologiche.

Le cure ammesse nell'apicoltura biologica

Le cure nell’apicoltura biologica

Uno degli scopi del metodo biologico è quello di avere la minor quantità possibile di residui pericolosi per la salute nel prodotto finale. Ma anche nell’apicoltura c’è il rischio di infestazioni, e si deve stare particolarmente attenti alla Varroa destructor – l’acaro parassita delle api che ne causa la maggior mortalità ogni anno – contro la quale, nell’apicoltura biologica, si possono utilizzare l’acido ossalico, anche l’acido formico, l’acido lattico, l’acido acetico e gli olii essenziali come il mentolo, il timolo, l’eucaliptolo e la canfora. Il costante monitoraggio del livello di infestazione consente interventi tempestivi. Ci sono vari metodi per quantificare la presenza degli acari nell’alveare: la conta delle api adulte, il controllo della caduta naturale tramite prodotti a base di acido ossalico, l’ispezione della covata maschile. I prodotti utilizzati per la lotta alla varroa nell’apicoltura biologica creano uno squilibrio fra le famiglie che necessita, in seguito, un lavoro di pareggiamento dei nidi senza il quale molte famiglie produrrebbero troppo poco. I medicinali veterinari possono essere utilizzati in apicoltura biologica solo se autorizzati per lo scopo nello Stato in cui si trova l’alveare. Se le misure preventive adottate non bastano, le colonie malate vanno curate immediatamente e isolate. Nel caso di applicazione di prodotti allopatici ottenuti per sintesi chimica, è previsto che:

  • le colonie trattate siano isolate in un altro apiario;
  • la cera venga sostituita con altra cera proveniente da apicoltura biologica;
  • le colonie siano poi sottoposte al periodo di conversione di un anno.

Nel caso di somministrazione di medicinali veterinari, occorre inoltre registrare:

  • il tipo di prodotto somministrato;
  • la diagnosi dettagliata;
  • posologia, modalità e durata della somministrazione;
  • il periodo di sospensione previsto per legge.

Fonti:

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