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Api: organizzazione dell’alveare, miele, biodiversità

L’ape è assai conosciuta, oltre che per la bontà e l’utilità dei prodotti (come il miele e la cera), per l’interessante organizzazione sociale cui dà vita e in cui opera e per l’importante funzione esercitata nella conservazione della biodiversità.
L’alveare e la comunicazione fra le api, che furono studiate dall’etologo austriago Karl von Frisch, il cui lavoro ebbe una portata rivoluzionaria, sono affasicnanti.

L’ape (in inglese bee) è un insetto appartenente alla famiglia degli imenotteri, al genere Apis, specie mellifera.
L’Apis mellifera è la specie più allevata, ma al genere Apis appartengono altre tre specie:

  • la specie Apis dorsata, detta anche Ape gigante per le sue notevoli dimensioni (simili a quelle di un calabrone)
  • la specie Apis florea, di dimensioni inferiori a quelle della mellifera
  • la specie Apis indica, leggermente più piccola dell’Apis mellifera.

La società delle api è molto articolata. La struttura dell’alveare e il  loro comportamento sono notevolmente evoluti.
Comunicano fra loro attraverso movimenti del corpo precisi e armonici, una danza.
L’ape, inoltre, è l’insetto più importante per la conservazione della biodiversità delle angiosperme (230.000 specie tra cui alberi, specie erbacee, piante acquatiche, piante carnivore, epifite, piante grasse).

Nel corso dell’articolo ci porremo qualche domanda:

Daremo anche qualche numero che, vedrete, vi meraviglierà.
Sapete, ad esempio, quanti km in volo può percorrere in un anno una famiglia di api?

Com’è organizzato l’alveare? Come funziona l’alveare?

All’interno della società della api vi sono diversi ruoli, e sono svolti compiti diversi in fasi diverse della vita.

Le api operaie: nascita, formazione, attività

Le api operaie sono femmine sterili e solo in casi eccezionali possono deporre uova (da fuco).

Le giovani larve sono immerse in un lago di pappa reale e, successivamente, vengono nutrite con polline e miele.

Le neonate api operaie nei primi due giorni di vita puliscono le celle e riscaldano la covata; dal terzo al quinto giorno, poi, nutrono le larve adulte; dal sesto al tredicesimo giorno, grazie alla maturazione delle ghiandole che secernono la pappa reale, le api operaie nutrono le giovani api e la regina; in questo periodo si occupano anche di aiutare le bottinatrici a scaricare i carichi di polline e propoli. Dal quattordicesimo giorno maturano le ghiandole ceripare, e le api diventano così costruttrici di favi; inoltre, iniziano a effettuare voli esplorativi.

Dal ventesimo giorno di vita, l’ape diventa guardiana pronta a morire per difendere il bene della famiglia.

Arrivate a circa metà della vita, il ventiduesimo giorno, le api diventeranno bottinatrici, cioè raccoglitrici di polline: le api, in questa fase, voleranno all’esterno, impareranno a orientarsi, raccoglieranno il polline e torneranno all’alveare numerosissime volte.
L’ape bottinatrice sugge circa quaranta milligrammi di nettare con la “proboscide” e lo trasferisce poi nella borsa melaria. Parte del nettare passa nell’intestino per l’alimentazione, e il resto, grazie a enzimi, inizia a trasformarsi in miele.

L'ape regina

L’ape regina (in inglese ‘queen bee’) è l’unica femmina feconda dell’alveare (in inglese: hive).
Dopo tre giorni dalla deposizione dell’uovo, nasce la larva dell’ape regina, che viene nutrita esclusivamente con pappa reale. Il suo ciclo di sviluppo dura circa sedici giorni. Poi, entro dieci/quindici giorni dallo sfarfallamento, uscirà per il volo nuziale, e si accoppierà con molti maschi selezionati dalle esploratrici in modo da evitare rischi di consanguineità.

Rientrata nell’alveare, l’ape regina inizia a deporre le uova, con una produzione giornaliera di 1.000/2.000 uova che durerà per tre/quattro anni, uscendo soltanto per sciamare.

I fuchi

Il fuco (in inglese: drone) è il maschio dell’ape. Normalmente è di colore molto scuro e di dimensioni molto più grandi di quelle dell’operaia. I fuchi non sono dotati di pungiglione.
I fuchi sono presenti nella colonia, in misura variabile dai 1.000 ai 6.000 esemplari, soltanto durante il periodo fertile dell’ape regina (primavera-estate). La loro funzione è innanzitutto quella riproduttiva, poi di riscaldamento dell’alveare. Passata la stagione utile, la regina non depone più uova maschili, mentre i fuchi rimasti vengono lasciati morire di fame, scacciati dall’alveare o addirittura uccisi dalle operaie.

La covata maschile è facilmente riconoscibile: le cellette sono più grandi, e gli opercoli sono convessi.
Il fuco nasce da un uovo non fecondato deposto dalla regina in celle più grandi di quelle da operaia. Dall’uovo si sviluppano esclusivamente maschi (partenogenesi arrenotoca) con numero di cromosomi dimezzato.
Dalla deposizione dell’uovo di fuco, che si schiude dopo tre giorni, alla sfarfallamento dell’adulto, passano 24 giorni. Dopo nove giorni e mezzo le operaie chiudono la celletta con l’opercolo, che verrà forato dall’individuo perfetto dopo altri 14 giorni e mezzo.

Fino a qualche tempo fa si riteneva che il fuco contribuisse alla vota dell’alveare soltanto attraverso la funzione riproduttiva. In realtà, esso contribuisce al mantenimento della temperatura dell’alveare nelle giornate fredde e nella ventilazione in quelle più calde. Recenti studi effettuati da ricercatori giapponesi, inoltre, smentiscono la convinzione secondo cui il fuco non è in grado di nutrirsi; infatti, i fuchi sono stati sorpresi in attività su alcune fioriture.

Durante il periodo degli accoppiamenti, il fuco può muoversi indisturbato da un alveare all’altro, ben tollerato dalle guardiane.

Al volo nuziale dell’ape regina partecipano centinaia di maschi. Durante il volo di fecondazione la regina può accoppiarsi in successione anche con sei/otto fuchi.
In seguito all’accoppiamento, il distacco tra i due insetti provoca al fuco lesioni tali che muore quasi istantaneamente.

Le api e il volo

Circa metà della vita delle api operaie è trascorsa con il compito di esporare il mondo esterno e portare nutrimento alla famiglia.
Le esplorazioni che effettuano in gruppo sono dette “voli di orientamento” o “voli di gioia”.
Le più giovani sono aiutate da quelle più esperte.
Le api anziane, in attesa all’ingresso dell’alveare, le richiamano attraverso le sostanze odorose emesse dalla ghiandola di Nosonov.
Con il terzo paio di zampe, raccolgono il polline e il nettare.

Le api: qualche numero

Ecco qualche numero interessante sulle api:

  • Dalla primavera a fine estate un’ape effettua 1,5 milioni di viaggi, e raccoglie circa 30 kg di polline.
  • Ogni famiglia di api raccoglie, in un anno, circa 300 kg di nettare.
  • In un anno, una famiglia effettua circa sette milioni di viaggi, percorrendo in volo circa 20 milioni di km.
  • Le api battono le ali 200 volte al secondo. Il ronzio è causato dal battito rapido delle ali.
  • Il viaggio in volo di un’ape bottinatrice varia dai due ai quattro km (ma può allontanarsi molto di più).
  • Il fuco può allontanarsi più di 10 km.
  • In un giorno un’ape può visitare circa 3.000 fiori.
  • L’ape ha due paia di ali, unite nel volo da uncini detti hamuli.
  • Dal 10 al 15% delle api in volo sono esploratrici, alla ricerca di zone da cui prendere il nettare.
  • Volano solo con temperature di almeno 12 gradi centigradi.
  • Le api operaie sono sostituite in un periodo compreso fra i 45 giorni e i 120 giorni, in funzione della stagione, mentre l’ ape regina è sostiuita dalla colonia ogni 3 o 4 anni.
  • La vita dei fuchi dura poche settimane.
  • Una colonia composta da 50.000 api ha un tasso di mortalità di 500/800 api al giorno.

Le api e l’acqua

La famiglia di api ha bisogno di notevoli quantità di acqua. L’acqua serve alle api per reintegrare i liquidi corporei, per preparare il cibo per le giovani larve, per la termoregolazione e l’umidificazione dell’alveare.

Le api raccolgono prevalentemente acqua ricca di sali minerali.
La ricerca dell’acqua è effettuata dalle api acquaiole, che compiono anche cento viaggi al giorno; un’altra parte dell’acqua è introdotta insieme al nettare.
Le api acquaiole, tornate all’alveare, scaricano l’acqua a cinque o sei api di casa; se queste ultime la prelevano rapidamente, le acquaiole tornano rapidamente a prelevare e portare acqua; nel caso in cui invece le acquaiole trovino difficoltà a trovare api che prelevino la loro acqua, la frequenza dei voli diminuisce.

Come viene prodotto il miele?

Le materie prime per il miele sono sostanze reperibili in natura: nettare dei fiori o melata, una secrezione prodotta da insetti che si nutrono della linfa delle piante.
Tali sostanze sono raccolte dalle api bottinatrici, che le immagazzinano nella borsa melaria, una tasca che ha capacità di circa 70 milligrammi.

Una volta tornate all’alveare, le api bottinatrici passano il raccolto alle operaie, e il nettare viene passato di bocca in bocca (trofallassi) e arricchito con sostanze enzimatiche che contribuiranno a farlo trasformare in miele. Il nettare, dopo il passaggio di ape in ape, viene deposto nelle cellette.
Qui inizia il lavoro di deumidificazione, che prosegue finché l’umidità non scende sotto il 18%: le api ventilatrici, agitando le ali, creano correnti d’aria che hanno lo scopo di fare evaporare l’acqua dal miele e di regolare l’umidità dell’alveare. Una volta diminuito il livello di umidità, il miele è posto in cellette che vengono chiuse con la cera (opercolatura).

In Italia vengono prodotti, grazie al lavoro delle api, sia mieli di millefiori sia mieli uniflorali (come ad esempio il miele di acacia o il miele di castagno).

Scopri l’apicoltura e il miele e come effettuare l’analisi organolettica del miele!

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Che cos’è la cera d'api, e come viene prodotta?

La cera d’api è un composto organico costituito da oltre trecento sostanze (idrocarburi, esteri e acidi grassi).
L’ape operaia secerne la cera attraverso otto ghiandole, dette ceripare, poste sotto l’addome.
Le ghiandole ceripare secernono cera fluida, che a contatto con l’aria solidifica.

Che cos’è la propoli, e a che cosa serve?

La propoli è una sostanza resinosa prodotta dalle gemme di varie piante come come il pioppo, l’abete, la betulla.
La propoli è raccolta da api bottinatrici specializzate, ed è utilizzata dalle api con due finalità: come materiale da costruzione e come antisettico.
Con la propoli sigillano le fessure dell’alveare e lo rinforzano, e ricoprono ciò che può inquinare l’ambiente (ad esempio piccoli insetti deceduti che non possono essere trasportati all’esterno).

Come comunicano le api?

Le api comunicano attraverso diversi strumenti.

Per comunicare alle altre bottinatrici i luoghi di raccolta, esse effettuano le cosiddette ‘danze’. Inviano informazioni attraverso i ferormoni, danzando sui favi.
La bottinatrice marca i fiori con con un feromone secreto dalla ghiandola di Nosonov.
Con la ‘danza dell’addome’, le api spiegano alle compagne la posizione del nettare, la qualità e l’abbondanza del nettare raccolto.

I favi degli alveari sono solitamente costruiti in luoghi privi di luce, pertanto le api percepiscono messaggi al buio; lo fanno in vari modi: toccandosi con le antenne, percependo odori e vibrazioni.

Le api, il polline e la biodiversità

Le api esercitano una funzione molto importante per quanto riguarda la biodiversità.

Tutte le piante provviste di fiore si riproducono attraverso il polline, finissima polvere colorata costituita da granuli che contengono materiale genetico.
Quando l’antera, il rigonfiamento all’etremità dello stame, raggiunge la maturità, si apre diffondendo milioni di granuli pollinici.
A trasportare il polline saranno il vento e l’acqua, ma soprattutto gli insetti.
Il polline è per le api l’unica fonte proteica. Le api non si limitano però a consumare il polline: esse svolgono l’attività dell’impollinazione incrociata, e tutelano così la biodiversità.

Ape sul fiore con polline - Bee on a flower with pollen - Gustorotondo - cibo artigianale italiano - Italian food boutique
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Qualche fonte e bibliografia

http://bioapi.it/index.php/informazioni-riguardo-le-api/13-il-fantastico-mondo-delle-api

Associazione Naturalisti SACILE ONLUS
Api | conoscerle per difenderle, conoscerle per migliorarci.
Associazione Naturalisti Sacile ONLUS, Viale Zancanaro 10 – 33077 Sacile (PN)

Karl von Frisch, il Nobel “salvato" dalle api danzanti

http://www.artimondo.it/magazine/come-funziona-un-alveare/

http://www.apibergamo.it/pdf/apiabg/apimielebg02.pdf

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